La Storia del Caffè, dall’Etiopia alle Montagne del Caparaó

Vista panoramica delle montagne a strati nel Parco Nazionale del Caparaó al tramonto, con nebbia nella valle
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Il caffè speciale che oggi esce dalle piantagioni di montagna del Caparaó ha origine nel sottobosco delle foreste umide del sud-ovest dell’Etiopia, dove la Coffea arabica cresce ancora allo stato selvatico (Kew, 2026). Tra un estremo e l’altro ci sono stati secoli di traversate, dallo Yemen alle botteghe del caffè di Istanbul, Londra e Parigi, fino all’arrivo dei primi semi a Belém nel 1727, quasi 300 anni fa (Taunay, 1945). Questa è la storia del caffè raccontata con una fonte per ogni dato, tenendo separata la leggenda dai documenti, fino alle regioni d’altitudine dei caffè speciali brasiliani.

Ramo di caffè arabica carico di frutti maturi rossi e di alcuni ancora verdi, tra foglie lucide verde scuro
Ramo di caffè arabica con frutti maturi e acerbi insieme, fotografato in Kenya. Foto: Daniel Case, CC BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.

Le Origini del Caffè in Etiopia

Linneo descrisse la Coffea arabica nel 1753 dandole un epiteto che spesso trae in inganno, perché suggerisce un’origine araba che le fonti non confermano, e già Taunay definiva la specie “mal denominata da Linneo” (Taunay, 1945). L’areale nativo riconosciuto dai Royal Botanic Gardens di Kew si trova nel sud-ovest dell’Etiopia e nelle aree vicine del Kenya e del Sud Sudan, mentre lo Yemen ne resta fuori (Kew, 2026).

La conferma sul campo è recente, perché solo nel 1961 e nel 1962 il botanico Frederick G. Meyer fece il primo tentativo serio di documentare l’arabica selvatica. La trovò in abbondanza nelle foreste umide di Illubabor e Kaffa, tra circa 900 e 1.800 metri di altitudine (Meyer, 1965). Nel 1964 e nel 1965 una missione della FAO proposta dal brasiliano Carlos Arnaldo Krug raccolse nel paese circa 620 accessioni di semi selvatici, e nella squadra c’era il genetista Lourival Carmo Mônaco, dell’Instituto Agronômico de Campinas (Mônaco, s.d.).

L’arabica è nata dall’incrocio naturale tra la Coffea canephora, la specie a cui appartengono robusta e conilon, e la Coffea eugenioides, in un evento stimato tra 350.000 e 610.000 anni fa (Salojärvi et al., 2024). In seguito la specie ha attraversato colli di bottiglia che ne hanno ridotto la diversità, ed è per questo che le popolazioni selvatiche del sud-ovest etiope, le più ampie e diversificate che esistano, hanno un valore genetico così alto (Salojärvi et al., 2024; Davis et al., 2012). Proprio lì l’UNESCO ha riconosciuto nel 2010 la Riserva della biosfera di Kafa, che descrive come centro di origine e di diversità genetica dell’arabica selvatica (UNESCO, 2010).

Antica illustrazione botanica della Coffea arabica con ramo fiorito, fiori bianchi, frutti rossi e semi in sezione, in una tavola a colori
Tavola botanica della Coffea arabica, con ramo fiorito, frutti e sezione del seme. Illustrazione: Franz Eugen Köhler, Köhler’s Medizinal-Pflanzen (1887), pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons.

La Leggenda del Pastore Kaldi

La più antica attestazione scritta della leggenda del pastore è un trattato in latino pubblicato a Roma nel 1671 da Antonius Faustus Naironus. Nel testo il pastore non ha nome, bada a cammelli o a capre, e la scena si svolge nello Yemen, non in Etiopia. A far bollire i frutti è il priore di un monastero, che passa la notte sveglio e spinge i monaci ad adottare la bevanda durante le veglie (Naironus, 1671). Il nome Kaldi fu reso popolare nel 1922 da William Ukers, che lo attribuì a una versione francese di autore non identificato (Ukers, 1922), e anche la data dell’850 d.C. appartiene alla leggenda (Britannica, 2026a). Si ripete ancora spesso che la parola caffè derivi da Kaffa, ma i dizionari fanno risalire il termine all’arabo qahwa, passato al turco kahve e da qui all’italiano caffè (Merriam-Webster, 2026).

L’Espansione nel Mondo Arabo

La prima testimonianza sicura del caffè come bevanda arriva dall’altra sponda del Mar Rosso. Secondo lo storico Ralph Hattox, il consumo esisteva già a metà del XV secolo tra i sufi dello Yemen, che bevevano l’infuso per affrontare le devozioni notturne, come attestano fonti arabe del XVI secolo, tra cui il trattato di al-Jaziri (Hattox, 1985). Il porto yemenita di Mokha divenne il principale centro di esportazione del caffè d’Arabia e diede il nome al termine moka (Britannica, 2026b), e fino alla fine del XVII secolo praticamente tutto il caffè del mondo partiva dallo Yemen (Britannica, 2026a; Meyer, 1965).

Dallo Yemen la bevanda raggiunse la Mecca e il Cairo a cavallo tra il XV e il XVI secolo, e ben presto incontrò resistenze. Alla Mecca, nel 1511, l’ispettore dei mercati Khair Beg riunì alcuni giuristi che condannarono il caffè, e le scorte furono bruciate in pubblica piazza (Ayvazoğlu, 2011). A Istanbul le prime caffetterie aprirono intorno al 1554 o 1555, nel quartiere di Tahtakale (Ayvazoğlu, 2011). Questi locali, le qahveh khaneh (nome persiano; in turco, kahvehane), riunivano uomini colti che vi commentavano le notizie, conversavano, giocavano a scacchi e ascoltavano musica, tanto da guadagnarsi il soprannome di scuole della saggezza (Britannica, 2026a).

Dipinto antico di una caffetteria ottomana a Istanbul, con uomini seduti, una fontana al centro e musicisti che suonano strumenti a corda
Caffetteria ottomana a Tophane, Istanbul, con musicisti e una fontana al centro. Dipinto: Megerdich Jivanian, da una composizione di Thomas Allom, fine del XIX secolo, pubblico dominio, tramite Google Art Project/Wikimedia Commons.

L’Arrivo in Europa

L’Europa conobbe il caffè prima di tutto attraverso i libri di viaggiatori e botanici, come Prospero Alpini, che nel 1592 pubblicò a Venezia la prima descrizione europea a stampa della pianta (Ukers, 1922). Secondo Ukers, i mercanti veneziani portarono i chicchi nel continente intorno al 1615 (Ukers, 1922). All’inizio il caffè si vendeva nelle spezierie come medicamento, in linea con le credenze mediche dell’epoca (Ukers, 1922).

Ancora prima di questo commercio si colloca la leggenda di papa Clemente VIII, al quale alcuni sacerdoti avrebbero chiesto di proibire la bevanda come invenzione di Satana e che, dopo averla assaggiata, avrebbe preferito battezzarla. Ukers, che riporta l’episodio, lo presenta come una leggenda molto citata e non indica alcun documento dell’epoca che lo confermi (Ukers, 1922). Se accadde davvero, fu prima del 1605, anno della morte del papa, quando il caffè arrivava ancora in Italia come una novità portata da viaggiatori e botanici (Britannica, 2026c; Ukers, 1922).

In Inghilterra la prima bottega del caffè aprì a Oxford intorno al 1650 o 1651, secondo l’antiquario Anthony Wood (Wood, 1891), e quella di Londra intorno al 1652, con Pasqua Rosée (Ukers, 1922). Fu nella bottega del caffè di Edward Lloyd, citata per la prima volta nel 1688, che i mercanti cominciarono a sottoscrivere assicurazioni marittime, all’origine dei Lloyd’s di Londra (Lloyd’s, 2026). A Vienna gli archivi registrano nel 1685 il primo privilegio per servire caffè, concesso all’armeno Johannes Deodat (o Diodato), e non a Georg Franz Koltschitzky, protagonista della leggenda legata all’assedio ottomano del 1683 (Wien Geschichte Wiki, 2026). A Parigi il Café Procope, aperto nel 1686, divenne un punto d’incontro degli intellettuali dell’Illuminismo (Britannica, 2026d; Britannica, 2026e).

Incisione del Café Procope di Parigi nel XVIII secolo, incorniciata da medaglioni con i ritratti di scrittori e artisti che lo frequentavano
Il Café Procope di Parigi com’era nel XVIII secolo, circondato da medaglioni con i ritratti di frequentatori illustri, tra cui d’Alembert, Diderot e Voltaire. Incisione: Badoureau, su disegno di Kretz, pubblico dominio (CC0), tramite Musée Carnavalet.

Il Caffè Attraversa l’Atlantico

Gli olandesi ruppero il monopolio yemenita portando la pianta del caffè dal Malabar, in India, a Giava, dove le piantine attecchirono a partire dal 1699 (Ukers, 1922). Lì la Compagnia olandese delle Indie orientali impose ai reggenti locali la consegna obbligatoria del raccolto, un sistema che Ukers definisce industria forzata (Ukers, 1922). Nel 1714 Amsterdam inviò a Luigi XIV una pianta di caffè, che finì nel Jardin du Roi, l’attuale Jardin des Plantes di Parigi, ed è considerata la pianta madre delle piantine portate nelle colonie francesi (Ukers, 1922). Dall’altra parte dell’oceano, nel XVIII secolo Saint-Domingue, l’attuale Haiti, e il Suriname diventarono i grandi produttori delle Americhe, entrambi basati su manodopera africana ridotta in schiavitù su larga scala (Marquese, 2022).

La storia dell’ufficiale di marina francese Gabriel de Clieu mescola fatti e leggenda. È accertato che portò una piantina da Parigi alla Martinica all’inizio degli anni Venti del Settecento, nel 1723 secondo la data più accettata, e che per questo ottenne riconoscimenti già in vita (Ukers, 1922). I dettagli eroici, come la razione d’acqua divisa con la pianta durante la traversata, vengono da una lettera che lui stesso scrisse mezzo secolo dopo, senza conferme indipendenti (Ukers, 1922; Du Bois, 1855). E l’idea che quasi tutto il caffè delle Americhe discenda da quella piantina non regge, perché quello del Brasile arrivò dalla Guyana francese (Ukers, 1922).

L’Arrivo del Caffè in Brasile: Documenti e Leggenda

La pianta del caffè entrò in Brasile attraverso il Pará, con semi e piantine portati da Caienna a Belém nel 1727 dal sergente maggiore Francisco de Melo Palheta, una via d’ingresso che allo storico Afonso de Taunay sembrava “assolutamente incontestabile” (Taunay, 1945). Il viaggio aveva un motivo diplomatico, una disputa di confine con la Guyana francese. Le istruzioni scritte che il governatore del Maranhão, João da Maia da Gama, consegnò a Palheta prevedevano però già il caffè, con l’ordine di “nascondere qualche paio di chicchi con ogni dissimulazione e con tutta la cautela”. Per questo Taunay attribuisce al governatore l’idea di introdurre il caffè in Brasile (Taunay, 1945).

Nella supplica che inviò al re Giovanni V nel 1733, Palheta racconta che il governatore di Caienna aveva proibito di dare ai portoghesi caffè in grado di germogliare e dichiara di aver portato, a proprie spese, “mille e più frutti” e cinque piante, senza menzionare alcuna donna (Martins, 1999). Taunay registra lo stesso carico come cinque piantine vive e mille e più semi (Taunay, 1945). La moglie del governatore compare per la prima volta in una cronaca scritta decenni dopo dal vescovo del Pará, nella quale lei, davanti al marito, infila una manciata di semi nella tasca della casacca del portoghese, senza alcuna storia d’amore e senza fiori (Taunay, 1945).

La versione più popolare, con la seduzione e un bouquet d’addio pieno di semi, non compare in quel racconto ed è ripetuta come un fatto persino dalla National Coffee Association degli Stati Uniti (NCA, 2026). Lo storico Basílio de Magalhães ritenne plausibile il dono, ma solo per congettura (Martins, 1999), e i documenti noti indicano un’operazione pianificata dal governo coloniale, non un’avventura amorosa. Lo stesso Palheta è poco documentato, al punto che Taunay non sapeva se fosse brasiliano o portoghese (Taunay, 1945).

Il Ciclo del Caffè e l’Ascesa del Brasile

Da Rio de Janeiro alla Valle del Paraíba

Poiché la produzione del Pará non fu mai considerevole, il caffè raggiunse una vera scala produttiva solo nel Sud-est, dopo che il magistrato João Alberto de Castelo Branco lo portò a Rio de Janeiro intorno al 1760, secondo Taunay (Taunay, 1945). Lì crebbe in fretta, e le esportazioni di Rio passarono da 57 arrobe nel 1779 a 539.000 nel 1820 (Carvalho, 2007). La grande spinta arrivò dall’esterno, quando la rivolta delle persone schiavizzate a Saint-Domingue fece crollare la produzione della colonia, allora prima al mondo, da 40.000 tonnellate nel 1789 a 9.000 nel 1818, con Haiti ormai indipendente (Topik, 2004). Dopo il 1810, secondo Taunay, cominciò il grande rush del caffè, che disboscò i rilievi e occupò la Valle del Paraíba (Taunay, 1945), principale regione produttrice del paese tra il 1830 e il 1870 (Martins, 1999).

Schiavitù, Immigrazione e Ferrovia

Questa espansione poggiava sulla schiavitù, e fino al 1888 la messa a dimora delle piante e la raccolta erano svolte a mano da persone schiavizzate (Topik, 2004), mentre la tratta degli schiavi cresceva di pari passo con le piantagioni (Taunay, 1945). La storica Ana Luiza Martins apre la sezione del suo libro dedicata al lavoro con il titolo “O Brasil é o café e o café é o negro”, cioè “il Brasile è il caffè e il caffè sono i neri” (Martins, 1999). Ricorda inoltre che, anche dopo la fine della tratta atlantica nel 1850, la tratta interprovinciale continuò nei decenni successivi a trasferire persone ridotte in schiavitù dal Nordest verso il Sud caffeicolo (Martins, 1999).

Fotografia storica in bianco e nero di un'aia per l'essiccazione del caffè in una fattoria dello Stato di San Paolo all'inizio del XX secolo, con lavoratori che stendono i chicchi e la casa padronale sullo sfondo
Aia per l’essiccazione del caffè in una fattoria dello Stato di San Paolo, fotografata tra il 1908 e il 1919, decenni dopo la fine della schiavitù, nel periodo in cui il colonato aveva preso il posto del lavoro schiavile nelle piantagioni. Foto: National Photo Company Collection, pubblico dominio, tramite Library of Congress/Wikimedia Commons.

La sostituzione arrivò con l’immigrazione sovvenzionata, soprattutto italiana, e tra il 1870 e il 1920 gli italiani furono il 42% degli immigrati giunti in Brasile, circa 1,4 milioni di persone (Gomes, 2007). La maggior parte finì nelle tenute di caffè dello Stato di San Paolo con il colonato, un regime di lavoro familiare segnato da debiti che creavano dipendenza (Gomes, 2007). La ferrovia completò l’ingranaggio a partire dal 1867, con la São Paulo Railway tra Jundiaí e Santos (Martins, 1999), e il paese costruì di gran lunga la rete ferroviaria più estesa tra i produttori di caffè (Topik, 2004).

Come il Brasile Divenne il Primo Produttore al Mondo

Non esiste un anno ufficiale per l’inizio della leadership mondiale, che gli storici collocano tra la fine degli anni Trenta dell’Ottocento e il 1850, e Topik afferma che nel 1850 il Brasile produceva già più della metà del caffè mondiale (Topik, 2004). La serie di Taunay mostra la quota brasiliana salire al 75% nel 1901-1906 (Taunay, 1945), quando la sovrapproduzione portò all’Accordo di Taubaté, il primo piano di valorizzazione del caffè (Dubois, 2013). Oggi il paese rappresenta quasi il 40% della produzione mondiale (USDA, 2026), e la Conab, la compagnia nazionale brasiliana di approvvigionamento, stima il raccolto 2026 in 67,6 milioni di sacchi, di cui 48,2 milioni di arabica (Conab, 2026).

Il Movimento dei Caffè Speciali

L’espressione specialty coffee, da cui deriva anche il nostro caffè speciale, fu coniata nel 1974 dall’importatrice Erna Knutsen, negli Stati Uniti (SCA, s.d.), con l’idea che microclimi specifici producano chicchi dal sapore unico (Alves et al., 2024). Secondo la scala tradizionale della Specialty Coffee Association, la SCA, un caffè è speciale quando ottiene almeno 80 punti in un assaggio standardizzato in tazza, il cupping, e supera anche un esame fisico che non ammette alcun difetto primario in un campione di 350 grammi (SCA, 2018). Da novembre 2024 la SCA adotta un nuovo sistema di valutazione, il Coffee Value Assessment, che sostituisce il protocollo del 2004 (SCA, 2024), ma la soglia di 80 punti resta nei disciplinari di indicazioni geografiche brasiliane come quelli del Cerrado Mineiro e della Chapada Diamantina (INPI, 2013a; INPI, 2024).

Sessione di assaggio in tazza con diverse ciotole di caffè appena macinato allineate sul tavolo, cucchiai da assaggio e campioni di chicchi tostati accanto
Sessione di cupping, con diversi campioni di caffè allineati per la valutazione sensoriale. Foto: Visitor7, CC BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.

Il movimento prese slancio con la cosiddetta terza ondata, termine attribuito alla maestra torrefattrice statunitense Trish Rothgeb nei primi anni Duemila (Rothgeb, 2011) per indicare la fase in cui il caffè comincia a essere apprezzato per l’origine, la lavorazione e la varietà (Guimarães et al., 2016). Il Cup of Excellence nacque in Brasile nel 1999, insieme alla prima asta online di caffè (ACE, 2026), e la sua edizione brasiliana è oggi organizzata dalla Brazil Specialty Coffee Association, la BSCA (BSCA, 2026).

Le Regioni del Caffè Speciale in Brasile

L’altitudine compare in quasi tutti i disciplinari per una ragione agronomica, dato che la temperatura è il principale fattore ambientale della qualità dell’arabica (Alves et al., 2024). Il freddo della montagna allunga la maturazione dei frutti, e questo favorisce l’accumulo di composti legati all’aroma (Alves et al., 2024; Vaast et al., 2006). A Carmo de Minas le valutazioni superiori a 88 punti si sono concentrate sopra i 1.200 metri, ma in Brasile la latitudine compensa in parte l’altitudine, e per questo ogni regione ha la propria soglia (Alves et al., 2024).

Le regioni delimitate ricevono dall’INPI, l’istituto brasiliano della proprietà industriale, la registrazione di indicazione geografica (IG) in una di due modalità: Indicazione di provenienza (IP), quando il luogo è diventato noto per la sua produzione, o Denominazione di origine (DO), quando la qualità si deve essenzialmente all’ambiente geografico (Brasil, 1996). Le principali regioni del caffè speciale in Brasile sono le seguenti:

  • Alta Mogiana: IP dal 2013, con 16 comuni dello Stato di San Paolo intorno a Franca, ampliata nel 2023 a 23 con l’ingresso di sette comuni di Minas Gerais, e piantagioni tra 900 e 1.000 metri (INPI, 2013b).
  • Cerrado Mineiro: prima IG del caffè in Brasile (IP nel 2005) e prima DO del caffè nel paese (2013), con arabica a partire da 800 metri e soglia di 80 punti (INPI, 2026; INPI, 2013a).
  • Chapada Diamantina: DO dal 2024, con 24 comuni dello Stato di Bahia, altitudine minima di 850 metri e raccolta quasi interamente manuale (INPI, 2024).
  • Mantiqueira de Minas: DO dal 2020, con 25 comuni sul versante della catena montuosa che ricade in Minas Gerais e una soglia di 83 punti, più alta del consueto (INPI, 2020a).
  • Matas de Minas: IP dal 2020, con oltre 60 comuni dell’est di Minas Gerais, arabica sopra i 600 metri e una forte presenza dell’agricoltura familiare (INPI, 2020b).
  • Montanhas do Espírito Santo: DO dal 2021, con 16 comuni di montagna e arabica tra 500 e 1.400 metri (INPI, 2021a).
  • Sul de Minas: la regione Sud e Centro-ovest di Minas Gerais è la maggiore produttrice di arabica del paese, con il 21,3% di tutto il caffè brasiliano nel 2025 (Conab, 2025), ma non esiste una IG del caffè con questo nome, perché la IP Sul de Minas riguarda i vini (INPI, 2025).

Lo Stato dell’Espírito Santo riunisce due caffè distinti, e nel 2025 il conilon ha rappresentato l’81% della sua produzione (Conab, 2025). Appartenente alla specie Coffea canephora, il conilon occupa le zone più calde e basse e ha una propria IP dal 2021 (INPI, 2021b), mentre l’arabica si trova nelle terre più fredde e montuose, con il 52% dell’arabica dell’Espírito Santo raccolto nella regione Sul-Caparaó, secondo l’Incaper, l’istituto di ricerca agricola dello Stato (Incaper, s.d.).

Fitta piantagione di caffè sul pendio di una montagna in Minas Gerais, con bosco nativo in cima al rilievo e cielo terso
Piantagione di caffè a Carmo de Minas, nella regione della Mantiqueira de Minas. Foto: Josue Marinho, CC BY 3.0, tramite Wikimedia Commons.

Caparaó: Altitudine, Montagna e Identità

Il Parco e il Pico da Bandeira

La Serra do Caparaó, al confine tra l’Espírito Santo e Minas Gerais, ospita il Parco nazionale del Caparaó, istituito il 24 maggio 1961 con il Decreto n. 50.646 (Brasil, 1961). Gestito oggi dall’ICMBio, l’ente federale per le aree protette, il parco si estende su circa 31.800 ettari di praterie d’altitudine e Foresta atlantica (ICMBio, 2026). Qui si trova il Pico da Bandeira, con i suoi 2.891,4 metri, terzo punto più alto del Brasile secondo l’IBGE, l’istituto nazionale di geografia e statistica (IBGE, 2024). Intorno al parco, dove il clima è tropicale d’altitudine, oltre l’80% delle piantagioni si trova su rilievi fortemente ondulati o montuosi, il che rende la raccolta essenzialmente manuale (Souza et al., 2021).

Veduta del Pico da Bandeira nel Parco nazionale del Caparaó, con praterie d'altitudine in primo piano e profili montuosi che si susseguono sotto nuvole basse
Alba sul Pico da Bandeira, nel Parco nazionale del Caparaó, con profili montuosi che si susseguono sotto nuvole basse. Foto: LuizFolha, CC BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.

La Denominazione di Origine Caparaó

I caffeicoltori hanno cominciato a organizzarsi nel 2014 e nel 2016 hanno fondato l’Associazione dei produttori di caffè speciali del Caparaó, l’APEC (Souza et al., 2021). Il 2 febbraio 2021 l’INPI ha riconosciuto il Caparaó come Denominazione di origine per il caffè arabica, la prima DO di un prodotto dell’Espírito Santo, con 4.754,63 km² distribuiti su 16 comuni (INPI, 2021c; Souza et al., 2021):

  • Espírito Santo: Alegre, Divino de São Lourenço, Dores do Rio Preto, Guaçuí, Ibatiba, Ibitirama, Irupi, Iúna, Muniz Freire e São José do Calçado.
  • Minas Gerais: Alto Caparaó, Alto Jequitibá, Caparaó, Espera Feliz, Manhumirim e Martins Soares.

I sei comuni di Minas Gerais fanno parte anche della IP Matas de Minas (INPI, 2020b), e uno studio del 2025 indica il Caparaó come la prima IG del caffè del paese a riunire comuni di due Stati (Santos et al., 2025). Il disciplinare della DO non fissa un’altitudine minima, ma descrive piantagioni ad altitudini comprese tra 800 e 1.400 metri. Per ottenere il sigillo, il caffè deve rientrare nella fascia dei caffè speciali della SCA, il che in pratica significa 80 punti o più (APEC, 2020).

Il Profilo Descritto nella Registrazione

La registrazione descrive un caffè molto dolce, dall’acidità citrica delicata e dal corpo da setoso a cremoso, con almeno cinque descrittori tra caramello, cioccolato, floreale, frutta a guscio, frutta gialla, mandorle, melassa di canna, miele, rapadura, spezie, vaniglia e zucchero mascobado (INPI, 2021c). È un profilo di riferimento della denominazione, non una garanzia per ogni singola tazza. Lo stesso documento recepisce l’affermazione dei produttori secondo cui il microclima locale è paragonabile a quello della fascia tra 1.500 e 2.400 metri in Etiopia, con la differenza che nel Caparaó prevalgono le coltivazioni in pieno sole (INPI, 2021c).

Un’Origine con Storia e Premi

Il legame del Caparaó con la genetica del caffè brasiliano ha radici lontane. Secondo un documento del 1952 citato dall’Incaper, i semi della cultivar Caturra arrivati all’Instituto Agronômico de Campinas alla fine del 1937 furono raccolti nella fazenda São João, su terre che oggi appartengono al comune di Divino de São Lourenço (Souza et al., 2021). Nei concorsi nazionali, la regione ha conquistato il secondo e il terzo posto per l’arabica al Coffee of the Year Brasil 2020 (A Gazeta, 2020). Sul versante di Minas Gerais, produttori di Espera Feliz hanno ottenuto i primi posti a livello statale nel Concorso di qualità dei caffè di Minas Gerais nel 2017, nel 2018 e nel 2019, secondo l’Emater-MG, l’ente di assistenza tecnica rurale dello Stato (Emater-MG, 2020).

Dalla Piantagione alla Tazza con la Selezione Natublend

Dopo questo percorso nella storia del caffè, dalle piante selvatiche dell’Etiopia fino a qui, arriviamo alla Selezione Natublend, che sceglie i chicchi della sua linea di caffè speciali in piantagioni brasiliane d’altitudine. Ne nascono quattro profili in tazza, ciascuno con una propria proposta sensoriale:

Latta di caffè speciale Natublend Essence da 100 g

Essence

Leggerezza e sottile raffinatezza.

Latta di caffè speciale Natublend Exaltation da 100 g

Exaltation

Complessità e profondità.

Latta di caffè speciale Natublend Expression da 100 g

Expression

Aroma e intensità.

Latta di caffè speciale Natublend Golden Reserve da 100 g

Golden Reserve

Chiarezza ed equilibrio.

Tutti e quattro sono confezionati in latta ermetica e si possono confrontare nella pagina dedicata ai caffè speciali di Natublend.

Domande Frequenti

Il Caffè È Nato in Etiopia o nello Yemen?

La pianta è originaria del sud-ovest dell’Etiopia e delle aree vicine (Kew, 2026), ma è nello Yemen che il consumo della bevanda è stato documentato per la prima volta, a metà del XV secolo (Hattox, 1985).

La Storia del Pastore Kaldi È Vera?

Non ci sono prove storiche. Il racconto più antico, del 1671, non dà un nome al pastore e colloca la scena nello Yemen, non in Etiopia (Naironus, 1671).

Chi Ha Portato il Caffè in Brasile?

Il sergente maggiore Francisco de Melo Palheta, in missione ufficiale nel 1727, portò semi e piantine da Caienna a Belém. La storia del bouquet donato dalla moglie del governatore francese non compare nei documenti (Taunay, 1945).

Il Caffè del Caparaó Ha una Denominazione di Origine?

Sì, dal 2 febbraio 2021, per il caffè arabica di 16 comuni dell’Espírito Santo e di Minas Gerais (INPI, 2021c).

Riferimenti Bibliografici

60 Riferimenti Citati

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Studi Scientifici Peer-Reviewed (5)

  1. DOI1965 MEYER, Frederick G. Notes on wild Coffea arabica from southwestern Ethiopia, with some historical considerations. Economic Botany, vol. 19, n. 2, pp. 136-151. 1965. Disponibile su: doi.org.
  2. DOI2024 SALOJÄRVI, Jarkko et al. The genome and population genomics of allopolyploid Coffea arabica reveal the diversification history of modern coffee cultivars. Nature Genetics, vol. 56, n. 4, pp. 721-731. 2024. Disponibile su: doi.org.
  3. DOI2012 DAVIS, Aaron P.; GOLE, Tadesse W.; BAENA, Susana; MOAT, Justin. The Impact of Climate Change on Indigenous Arabica Coffee (Coffea arabica): Predicting Future Trends and Identifying Priorities. PLoS ONE, vol. 7, n. 11, e47981. 2012. Disponibile su: doi.org.
  4. DOI1750 MARQUESE, Rafael de Bivar. A Tale of Two Coffee Colonies: Environment and Slavery in Suriname and Saint-Domingue, ca. 1750-1790. Comparative Studies in Society and History, vol. 64, n. 3. 2022. Disponibile su: doi.org.
  5. DOI2025 SANTOS, Z. C. dos; MALHEIROS, F. C. N.; LEMKE, H. P.; BARBOSA, P. M. da S.; BRUNCH, K. L. Desafios de gestão no pós-registro de Indicações Geográficas do café: os casos Montanhas do Espírito Santo e Caparaó. Terceiro Milênio: Revista Crítica de Sociologia e Política, vol. 27, pp. 167-189. 2025. Disponibile su: doi.org.

Fonti Istituzionali (24)

  1. GOV2010 UNESCO. Kafa (Biosphere Reserve). Programma Man and the Biosphere (MAB). 2010. Disponibile su: unesco.org.
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  11. GOV2026 INPI. Lista das Indicações de Procedência reconhecidas (aggiornata al 29/09/2026). Instituto Nacional da Propriedade Industrial. 2026. Disponibile su: gov.br.
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  13. GOV INPI. Ficha técnica de registro de Indicação Geográfica: Mantiqueira de Minas (DO). Instituto Nacional da Propriedade Industrial. 2020a. Disponibile su: gov.br.
  14. GOV INPI. Ficha técnica de registro de Indicação Geográfica: Matas de Minas (IP). Instituto Nacional da Propriedade Industrial. 2020b. Disponibile su: gov.br.
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Letture Complementari (31)

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  30. 2020 A GAZETA. Café arábica do ES é o grande vencedor do Coffee of the Year 2020. A Gazeta. 2020. Disponibile su: agazeta.com.br.
  31. 2020 EMATER-MG (ripreso da Notícias Agrícolas). Agricultores familiares de Espera Feliz/MG viram referência na produção de cafés especiais. Notícias Agrícolas. 2020. Disponibile su: noticiasagricolas.com.br.

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La Storia del Caffè, dall’Etiopia alle Montagne del Caparaó

Dall'arabica selvatica dell'Etiopia alle piantagioni d'altitudine del Caparaó, la storia del caffè raccontata con le fonti, separando le leggende, come quella del pastore Kaldi e quella del bouquet di Palheta, da ciò che mostrano i documenti.